27 Gen

Giorno della Memoria 2017

«I poeti non contribuiscono solo con i fatti alla memoria, come fa la scienza. Contribuiscono in modo particolare. Per questo Tu sei un buon esempio. […] La lirica è come un forte rimbombo di campane: affinché tutti si risveglino. Affinché in ogni singolo si risvegli ciò che non serve a uno scopo, che non è falsificato dai compromessi. […] E in questo consiste anche la catarsi: in un estremo atto di fede nell’umanità, senza cui la lirica non esiste. La lirica si rivolge all’innocenza di ognuno, alla parte migliore: la sua libertà di esserese stesso.»

LETTERA APERTA A NELLY SACHS

Cara Nelly,

Ti scrivo questa lettera, publice. Voglio esprimere pubblicamente quello che hai fatto per me, poiché penso che l’hai fatto per tutti e puoi farlo per molti. Per tutti quelli che, in un modo o nell’altro, soffrono dello stesso trauma. Questo voglio che sia stabilito, e in seguito proverò anche ad analizzarlo. Alla fine della guerra ho visto per la prima volta delle immagini dei campi di concentramento. Read More

25 Nov

INTERVISTA SULLA TRADUZIONE… BLUMENBERG

intervistaL’intervista sulla traduzione è un appuntamento già noto ai nostri lettori: è, infatti, uno di quei gioielli che riproponiamo con piacere anche nella nuova versione di SenzaZucchero.

Più volte ci siamo espressi a favore della nobile e complicata opera della traduzione di cui vorremmo segnalare una definizione che troviamo sempre così attuale di Gesualdo Bufalino. “Il traduttore è l’unico autentico lettore d’un testo. Non dico i critici, che non hanno voglia né tempo di cimentarsi in un corpo a corpo altrettanto carnale, ma nemmeno l’autore ne sa, su ciò che ha scritto, più di quanto un traduttore innamorato indovini[…]*”

Oggi Anna Maria Curci, docente e traduttrice, intervista Paola Del Zoppo – docente, traduttrice e direttore editoriale Del Vecchio – sulla sua traduzione di Blumenberg di Sibylle Lewitscharoff. 

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22 Nov

SenzaZucchero Ospita… IVAN COTRONEO

SZospita (1)SenzaZucchero presenta una nuova rubrica di fine mese. SZ OSPITA. 

Prestiamo le nostre pagine virtuali, e quindi illimitate, a riflessioni, racconti inediti, pamphlet, confessioni letterarie, opinioni. Dà il varo a questa rubrica Ivan Cotroneo, scrittore, sceneggiatore, regista e traduttore. Presentiamo oggi, per i lettori di SenzaZucchero, il racconto inedito “Dieci modi per uscire da una relazione in cui non siete mai entrati”, apparso all’interno dell’antologia fuori commercio “Cinque semplici respiri” (Del Vecchio Editore, a cura di AMF, 2011) pubblicata in occasione dell’Europride svoltosi a Roma nel 2011.  Read More

01 Nov

Punto di vista

punto di vista copia
È tempo di scommesse, di rilanci e di speranze.

Abbiamo saggiato il terreno e già se ne fa un gran parlare. Rinasce SenzaZucchero, e presto sarà il blog più “coolture” del web. Per arrivare lì dove osiamo solo noi.

SZ questo mese è: Read More

30 Lug

La rosa che salva è sul comodino

domin traviPenso che i nostri discendenti troveranno nelle opere di Hilde Domin il messaggio di un’epoca meravigliosamente creativa e spaventosamente distruttiva» scriveva Manès Sperber. È vero: nelle poesie di Hilde Domin scorre qualcosa di mai visto e di terribile, proprio come il secolo che la scrittrice ha attraversato: il nostro Novecento. Read More

18 Mar

Fouad Laroui: la lingua e un cadavere con quattro paia di mutande

LAROUI linguaFouad Laroui e il problema della lingua: un cadavere con quattro paia di mutande.

di Paola Del Zoppo

A chi appartiene un una lingua? Le persone come possono rifiutare o ritenere meno efficace la lingua natale? E un linguaggio? Chi è che fa le scelte, chi decide se un’espressione è “prestigiosa” o “slang”?

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11 Mar

Fouad Laroui: lingua, cultura, storia, letteratura.

Laroui TATSOSMaria Tatsos intervista lo scrittore di orgini marocchine Fouad Laroui in occasione dell’uscita in Italia de L’esteta radicale.

-Lei è un economista e docente universitario. Come mai ha deciso di pubblicare, nel 2009, una raccolta di racconti? Una distrazione fra studi più seri, o la scoperta del piacere di narrare?

«In realtà, scrivo e pubblico da molto tempo, dal 1996. Ma non ho mai voluto abbandonare il mio lavoro all’università malgrado le ripetute sollecitazioni del mio editore francese (Julliard) che vorrebbe che diventassi scrittore a tempo pieno. Mi piace molto insegnare, mi piace il contatto con gli studenti, amo le discussioni con i colleghi, ecc. D’altronde, ho cambiato più volte la materia che insegno, passando dall’economia alle scienze ambientali e, dal 2006, all’epistemologia e alla letteratura francese. Il piacere della scrittura è concreto, ma far scoprire Voltaire, Sartre o Bachelard ai miei studenti lo è altrettanto».

-Lei vive in Europa da tempo, ma è originario di Casablanca, dove si trova il Café de l’Univers che offre il pretesto per raccontare le storie del suo libro. Cosa rappresenta per Lei il Marocco che descrive, con i suoi personaggi a volte bizzarri?

«Dal 1990 vivo fra Parigi e Amsterdam. Ma scrivo solo del Marocco. Per uno scrittore, il Marocco è una fonte d’ispirazione inesauribile, con il suo miscuglio esplosivo di modernità e di arcaismo, di religiosità e di spirito pagano, di serietà e di derisione, di povertà e di opulenza. Mi bastano una o due settimane di viggio in Marocco e mi ritrovo il materiale per tre romanzi… Al contrario, i Paesi Bassi, che amo moltissimo da tanti punti di vista, non mi hanno mai ispirato a scrivere: troppo razionali, troppo seri, troppo prevedibili…».

-Nei suoi racconti, ci sono il passato e il presente del Marocco e anche il complesso rapporto con l’Occidente: il giovane scambiato in Francia per un terrorista, Lahcen che muore in mare inseguendo il sogno di arrivare in Europa, Jaafar che scopre la sua identità araba nel rapporto con il padre… Cosa rappresenta l’Occidente oggi per i giovani marocchini? E cosa ha rappresentato per Lei?

«Personalmente, non ho nessun problema con l’Occidente: mi sento come un pesce nell’acqua. Lo Stabat Mater di Pergolesi o i quadri esposti agli Uffizi fanno parte di me, sono anche la mia cultura. Ciò è dovuto sicuramente al fatto che tutti i miei studi si sono svolti in scuole francesi, anche quando vivevo in Marocco. Ma per il 99% dei Marocchini, il rapporto con l’Occidente è complicato. Sono attratti dal successo materiale dell’Occidente, dalla sua ricchezza, dalla complessità della sua organizzazione sociale e politica, dai mille aspetti della sua cultura. Nello stesso tempo, c’è questo dubbio lacerante: perché sono così più in avanti di noi, quanto meno sul piano tecnologico, mentre da un punto di vista morale, è l’Impero del diavolo, dove tutto è permesso, anche le cose più turpi?».

-Perché ha scelto la formula dei racconti per questo libro?

«In effetti, è quella che più si addice al mio carattere. Mi piace poter dire molte cose in poche parole. Quando studiavo matematica, i miei professori parlavano di “eleganza della dimostrazione”. Più la dimostrazione era corta ed efficace, più era considerata “elegante”. Per me, è una definizione che calza anche per il racconto».

-Lei scrive in francese. Con questa scelta, ha pensato a un target di lettori occidentali?

«Il francese è la lingua che conosco meglio, è la mia lingua di scrittura per la fiction. Ma ho anche pubblicato due raccolte di poesie in olandese e scrivo i miei articoli scientifici in inglese. Mi chiederete: dove è finito l’arabo in tutto ciò? È molto difficile scrivere in arabo quando si è marocchini. Perché? Impossibile spiegarlo in poche parole. Nel 2010 ho pubblicato uno studio scientifico articolato per spiegarlo. Il titolo è significativo: “Le drame linguistique marocain” (Il dramma linguistico marocchino). È il dramma dei Marocchini, forse anche di tutti gli Arabi, di ritrovarsi divisi fra l’arabo classico e il loro dialetto locale. Io ho risolto il problema scrivendo in francese… In futuro, avrete degli scrittori italiani d’origine marocchina. La lingua di Dante li salverà come la lingua di Voltaire ha salvato me».

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