15 Set

Savra – di Gazmend Kapllani

gazikap

Oggi su SenzaZucchero, pubblichiamo un testo inedito del nostro scrittore Gazmend Kapllani, acclamatissimo al Festivaletteratura di Mantova. (Il suo libro: Breve diario di frontiera, Del Vecchio Editore, traduzione di Maurizio De Rosa, pp. 187, euro 15)

Savra

di Gazmend Kapllani

 

Sono nato in una baracca di lamiera. La famiglia di mio padre era stata dichiarata “nemica” dal regime comunista e condannata a vivere in una casupola alla periferia della mia città natale, Lushnja.

Crescendo compresi che non ero uno dei più sfortunati di quel mondo. Accadde quando scoprii Savra, un villaggio a pochi chilometri da Lushnja. Savra si divideva in due parti: la “Terra dei maledetti”, dove abitavano gli internati dal regime, i cosiddetti “nemici del popolo”, in baracche o ex stalle per il bestiame. Di fronte a questa si trovava la “Terra della gente normale”, dove ufficiali e abitanti privi di problemi con il regime vivevano in edifici di mattoni.

Durante l’adolescenza conobbi alcuni miei coetanei della Terra dei maledetti. “Tu sei un uomo libero”, mi dissero. Loro erano obbligati a presentarsi due volte al giorno in polizia. Nella Terra dei maledetti vivevano alcune delle persone più istruite dell’Albania, che avevano studiato in tutta Europa. Su una popolazione di mille internati si parlavano quasi venti lingue europee, tra vive e morte. Nella Terra dei maledetti si leggeva più che in tutto il resto del Paese. Dai miei coetanei di Savra ho capito che il libro è come un tunnel scavato sotto le mura di un carcere. Savra era un inferno dantesco. Nel 1945 Hannah Arendt scriveva: “Il problema del male sarà la questione fondamentale della vita intellettuale europea”. Pensare e ripensare il “problema del male” richiede coraggio e onestà intellettuale e spirituale. Ma sono precisamente gli sforzi per comprendere tale problema che fanno dell’Europa ciò che essa è.

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