26 Mag

“Il confine e il futuro” – di Gianni Montieri – MAGGIO DI POESIA / 3

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Oggi Gianni Montieri legge per noi Miroslav Košuta: La ragazza dal fiore pervinca, Del Vecchio editore, 2015 – traduzione di Tatjana Rojc. 

Il confine e il futuro

Gianni Montieri

Miroslav Košuta nell’introduzione a La ragazza dal fiore pervinca, dice alcune cose molto interessanti sulla sua poetica senza quasi mai citare la propria poesia. Racconta di sé, della terra e del tempo in cui è nato, di come è cresciuto e di come poi ha vissuto. Sì, certo, ha scritto bellissime poesie, ma per lui si tratta di qualcosa che è capitato in mezzo a tutto quel sopravvivere prima e vivere poi. Read More

12 Mag

«She had it all»: Note sulla Morte di Mary Doyle di Michael D. Higgins – di Fabio Pedone – MAGGIO DI POESIA / 2

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Abbinata all’iniziativa ADOTTA UNA POESIA, oggi riproponiamo Fabio Pedone che legge Michael D. Higgins (Il tradimento e altre poesie, cura e traduzione di Enrico Terrinoni, Del Vecchio Editore). La sua originale riflessione offre la parola poetica a una luce più calda, di spessore umano.

«She had it all»: Note sulla Morte di Mary Doyle di Michael D. Higgins

di Fabio Pedone 

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Mentre mi lasciavo alle spalle St Stephen’s Green e mi avvicinavo a Fitzwilliam Square, in una sera dublinese normalmente piovosa del novembre scorso, ero curioso di sentire come il presidente d’Irlanda Michael D. Higgins avrebbe letto le sue poesie davanti al pubblico riunito all’Istituto Italiano di Cultura.

Sapevo già che mi sarei trovato di fronte una persona dall’impegno intransigente e di estremo carisma emotivo: un vecchio socialista che ne aveva viste tante ed era arrivato a vincere le elezioni presidenziali del 2011 con un consenso senza precedenti; ma anche un poeta molto noto già da tempo, quando ancora non era assurto all’alta carica che ricopre oggi.

Un poeta a tutta prima così narrativo, così orientato sui contenuti da trasmettere lasciando in secondo piano le strutture formali («I just hope that the message gets through», ha detto una volta al suo traduttore Enrico Terrinoni) nonché, ciò che più conta, strenuo avversario di qualunque cedimento all’estetismo in poesia, nel momento in cui ha dato voce ai propri versi nella serata a lui dedicata ha rivelato invece qualcosa di sorprendente: una cadenza insospettata, un’intensità non enfatica che ha fatto breccia in tutti quelli che erano là ad assistere. Read More

05 Mag

Più scettica di Brecht, più fiduciosa di Benn: Hilde Domin – di Anna Maria Curci – MAGGIO DI POESIA / 1

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Di concerto all’iniziativa “ADOTTA UNA POESIA” lanciata da Del Vecchio Editore per il Salone internazionale del libro di Torino 2016, SenzaZucchero per tutto il mese di maggio anticipa le sfilate della settimana della moda e si veste di POESIA.

Oggi Anna Maria Curci commenta per noi Hilde Domin, Il coltello che ricorda. A cura di Paola Del Zoppo, Del Vecchio Editore 2016*.

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Più scettica di Brecht, più fiduciosa di Benn: Hilde Domin

di Anna Maria Curci 

Il coltello che ricorda di Hilde Domin è il terzo volume di un ampio progetto, che si propone di pubblicare la produzione lirica e saggistica dell’autrice tedesca, ideato e coordinato da Paola del Zoppo, cofinanziato dalla Kunststiftung Nordrhein Westfalen e accolto dalla casa editrice Del Vecchio, che già nel 2011, grazie alla segnalazione di Ondina Granato, aveva pubblicato Con l’avallo delle nuvole. Poesie scelte, di Hilde Domin. Dopo i due volumi dedicati al progetto Alla fine è la parola/Am Ende ist das Wort (2012) e Lettera su un altro continente (2014), arriva il terzo, Il coltello che ricorda. Anche in questo caso l’edizione italiana fa riferimento a quella del 2009, pubblicata da Fischer curata da Nikola Herweg e Melanie Reinold, Sämtliche Gedichte.  Il coltello che ricorda raccoglie una parte delle poesie che Hilde Domin stessa aveva scelto per un’inusuale e fervida auto-antologia, Gesammelte Gedichte (Poesie in raccolta), del 1987, così come le liriche raccolte nel volume Der Baum blüht trotzdem /Eppure l’albero fiorisce), del 1999, alcune poesie non apparse precedentemente in antologie e poesie dal lascito. Dopo l’ampia introduzione di Paola Del Zoppo, che porta il titolo La pelle del pianeta e che collega la scelta delle liriche qui raccolte con l’attività della scrittrice come saggista, docente di poetica e curatrice di antologie di autori a lei coevi, il volume contiene tre testi in prosa nei quali chi legge sente vibrare la voce di Hilde Domin: Vita come Odissea linguistica, insieme resoconto autobiografico, testimonianza e atto di impegno, Fermare tempo e scopo – Le fasi della poesia tedesca del dopoguerra viste dal Paese e da chi vi ritorno, la prima delle lezioni tenute nell’anno accademico 1987-1988 a Francoforte, e Libertà nella scrittura, un’intervista a Hilde Domin. I prime due testi in prosa appaiono nella traduzione di Paola Del Zoppo, il terzo in quella di Valentina Carmela Alù).

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