20 Lug

L’HORLA / Guy de Maupassant

 

maupassant caricature

 

 

Ecco il secondo appuntamento del nuovo progetto editoriale a firma congiunta Del Vecchio Editore – SenzaZucchero che prevede la proposta ai nostri lettori di un classico della letteratura in una nuova traduzione. Oggi proponiamo Le Horla di Guy de Maupassant, nella traduzione di Sara G. Gianoglio. Per le prime giornate in spiaggia, è ottimo.

L’HORLA 

TRADUZIONE DI SARA G. GIANOGLIO

8 maggio. – Che giornata incredibile! Ho passato tutta la mattina sdraiato sull’erba, davanti a casa mia, sotto l’enorme platano che la copre, la ripara e l’ombreggia tutta. Amo questa regione, e amo viverci perché qui ho le mie radici, quelle radici profonde e delicate che legano un uomo alla terra dove sono nati e morti i suoi avi, che lo legano al modo di pensare e di mangiare, alle usanze e ai cibi, ai modi di dire locali, alla parlata dei contadini, agli odori della terra, dei paesini e dell’aria stessa. Read More

08 Lug

UN’ESTATE CON COLETTE / 1

estate Colette2

UN’ESTATE CON COLETTE / parte prima

di Angelo Molica Franco e Chiara Carlino

Ripercorrere la vita di Sidonie-Gabrielle Colette e l’opera sempreverde che da essa attinge la propria linfa significa, innanzi tutto, raccontare l’evolversi d’una personalissima poetica del fiorire. Poiché l’esistenza di colei che rese celebre un patronimico divenuto nome fu, più che un impari e banale corpo a corpo con la morte, un’incessante lotta contro l’appassire dell’essere. Un parto non semplice, quello della piccola “Gabri”, che nacque “blu e muta, (…) soffocata per metà”, il 28 gennaio 1873, nella stanza priva di calore d’una casa di Saint-Sauveur-en-Puisaye, in Borgogna, manifestando da subito “una personale volontà di vivere e di vivere anche lungamente”.

È difficile non ravvisare in una simile tenacia il frutto d’una derivazione materna: Adèle-Eugénie-Sidonie Landoy (1835-1912), cresciuta nel milieu intellettuale bruxellese sotto la tutela dei fratelli giornalisti, era donna risoluta ed estremamente consapevole di se stessa, dotata d’un particolare naturismo e d’una visione del mondo assai poco convenzionale per l’epoca. Sposata con Jules Robineau-Duclos, ricco e alcolizzato proprietario terriero della Puisaye che le aveva dato due figli, la futura “Sido” aveva destato l’indignazione dei compaesani intrecciando una relazione clandestina con l’ex capitano degli zuavi Jules-Joseph Colette (1829-1905), approdato a Saint-Sauveur in qualità di percettore dopo aver perso “tutta la sua gamba sinistra” nella campagna d’Italia del 1859. Rimasta vedova, il 20 dicembre 1865 l’ex signora Robineau-Duclos aveva potuto infine regolarizzare il suo legame con il “Capitano”, diventando ufficialmente la signora Colette. È in seno a quest’affiatato ménage che “Gabri”, vezzeggiata ultimogenita, poté trascorrere la propria infanzia e sviluppare, grazie all’educazione materna, quel profondo sentimento della natura che, qualche anno più tardi, le avrebbe permesso di definirsi una “regina della terra”.

Saggio, saggio il mio giardino! Non dimenticare che dovrai nutrirmi… Ti voglio addobbare, ma di grazie dell’orto. Ti voglio infiorare tutto, ma non di quei teneri fiori che muoiono sotto un giorno d’estate crepitante di cavallette. Ti voglio verde, ma colmo di fieno e vegetazione inesorabile, di palme e cactus, di una desolazione da finta Africa monegasca. Che il corbezzolo si accenda accanto all’arancio, e che sia il tizzone di quella distesa di fuoco viola sulle mie muraglie: le buganvillee. E voglio che ai loro piedi la menta, il dragoncello e la salvia si ergano, alti abbastanza perché le mani penzolanti, sfregando i ramoscelli, facciano sprigionare profumi impazienti. Dragoncello, salvia, menta, santoreggia e pimpinella, che aprite a mezzogiorno i vostri fiori rosa per chiuderli tre ore più tardi, io vi amo certamente per quello che siete; ma non mancherò di richiedere la vostra presenza per l’insalata, per il cosciotto bollito, per la salsa piccante; io vi sfrutto. Read More